La terapia cognitiva

La terapia cognitiva è un trattamento psicologico di provata efficacia soprattutto per alcuni disturbi emotivi:

Dott.ssa Arianna Cavestro la terapia cognitiva
  • ansia
  • disturbi di panico
  • fobia sociale
  • ansia generalizzata
  • disturbo ossessivo compulsivo
  • disturbo post-traumatico da stress
  • depressione.


Si basa sul presupposto che non siano gli eventi in sé a determinare le nostre reazioni ed emozioni, quanto piuttosto il significato che gli attribuiamo.

Cosa la distingue dalle altre psicoterapie:

fondata scientificamente

L’intervento terapeutico è strettamente collegato alle conoscenze sulle strutture e sui processi mentali messi in luce dalla ricerca scientifica in ambito psicologico ed è il trattamento la cui efficacia è più sottoposto a controlli scientifici.

collaborativa

Terapeuta e paziente collaborano per capire il problema e sviluppare le strategie più adeguate per la sua risoluzione. Entrambi sono attivamente coinvolti nell’identificazione e nella messa in discussione delle specifiche modalità di pensiero che possono essere causa dei problemi emotivi ed insieme ricercano soluzioni e comportamenti alternativi a quelli problematici.

a breve termine

Ogni qualvolta sia possibile, è di breve durata: di solito varia da pochi mesi ad uno o due anni, il più delle volte con un incontro a settimana.

centrata sul problema attuale

Lo scopo della terapia è la risoluzione dei problemi psicologici attuali del paziente e l’attenzione del terapeuta e soprattutto rivolta a ciò che nel presente contribuisce a mantenerli, pur considerando gli eventi passati e le esperienze infantili utili fonti d’informazione circa la loro origine ed evoluzione.

Il modello cognitivo costruttivista ed evolutivo

Arianna Cavestro Psicologa Reggio Emilia la terapia cognitiva

è il modello di riferimento della mia formazione, quello adottato dalla Scuola Bolognese di Psicoterapia Cognitiva SBPC.


La psicoterapia cognitiva ad orientamento costruttivista

considera l’uomo come un sistema conoscitivo, fatto di pensieri, emozioni, sensazioni, azioni.

Presupposto di questo approccio è che il senso della propria identità personale, ciò che sentiamo e pensiamo di essere, viene continuamente costruito e ricostruito attraverso le varie esperienze e le varie relazioni che affrontiamo, garantendo comunque all’individuo un senso di sé il più possibile stabile, unico e coerente.

Un processo di crisi o di scompenso può verificarsi quando, nel confronto con la realtà, alcune esperienze e credenze di se stessi, connessi quindi con la propria identità personale, mettono in dubbio questo senso di sé costruito fin dall’infanzia.

Il più importante strumento di cambiamento è la relazione fra terapeuta e paziente. Tale relazione renderà possibile l’esplorazione dei significati personali, delle esperienze emozionali e delle modalità di relazione della persona.

Il percorso terapeutico è quindi un processo di ricerca all’interno del quale paziente e terapeuta svolgono i ruoli distinti e complementari rispettivamente di ricercatore e di supervisore alla ricerca.

La metafora che definisce la relazione terapeutica è quella del paziente esperto rispetto all’oggetto della ricerca (il suo mondo, le sue sensazioni, i suoi pensieri, le sue emozioni) poiché è l’unico ad avere la possibilità di un contatto diretto con questo territorio.

Il terapeuta invece è l’esperto rispetto al metodo e il suo compito è quello di orientare, all’interno del territorio il percorso di ricerca.

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